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E se la keyword fosse il tempo?

Come potrebbe Google migliorare i suoi risultati affinché siano sempre più veri ed attinenti a ciò che l'utente cerca? Perché esiste Google Analytics?

E se la keyword fosse il tempo Pubblicato su "L'impresa di comunicazione" n°41, Maggio/Giugno 2010, pagg. 5-6.

In questo articolo vorrei esporre alcune mie riflessioni sulle strategie attuate da Google per migliorare i suoi risultati ad ogni ricerca. Non discuterò sul valore del “PageRank” o se BigG (un soprannome di Google, n.d.r. ) lo considera ancora importante per il SEO (Search Engine Optimization), né riporterò gli ormai banali ed inutili “trucchi” - se così si possono ancora chiamare - per spingere i siti web nelle prime posizioni. Proverò a raccontare, invece, cosa sta cambiando negli algoritmi di una grandissima Società il cui brand è stimato per il 2010 sui 114,3 miliardi di dollari, secondo il report BrandZ Top 100. Naturalmente sto parlando della Google Inc.

GOOGLE VS SOCIAL NETWORK

Qualche occhio attento avrà notato i notevoli e frequenti cambiamenti negli indici di Google all'inizio del 2010: pagine web ben ottimizzate, che prima occupavano le prime posizioni, sono improvvisamente sprofondate in basso, mentre sono emersi nuovi risultati con contenuti utili, freschi ed aggiornati. Al contrario di qualche anno fa, la “Google Dance” è oggi un evento frequente e necessario per la società della Silicon Valley che deve rimanere al passo coi tempi, soprattutto dopo l'esplosione di Facebook. Più in generale i social network - dei veri e propri contenitori di informazioni frammentarie, prodotte e diffuse in real time – hanno cambiato lo scenario del web. Messaggi brevi e virali come quelli di Twitter hanno reso poco aggiornato, ed in alcuni casi “obsoleto”, il sofisticato algoritmo di ricerca della BigG. Tra tutti i nuovi e determinanti fattori del web 2.0, il tempo sta già giocando un ruolo determinante. Ed è proprio su questo elemento primordiale e alla base dell'esistenza umana che vorrei porre la mia attenzione.

GOOGLE ODIA GLI ESPERTI SEO?

A dicembre scorso, leggendo l'articolo firmato da Matt McGee: Google Doesn’t Want Searchers To Find SEOs & Web Designers (in italiano: Google non vuole che gli utenti trovino esperti SEO e web designer) mi sono posto alcune domande ed è da qui che ho cominciato ad effettuare alcune osservazioni su casi reali.

Ad oggi sempre più persone, dagli “smanettoni” agli esperti SEO, riescono in qualche modo ad aggirare e ad ingannare le classifiche di Google per spingere determinati siti in vetta. Naturalmente parlo di pagine studiate e costruite per i motori di ricerca, senza contenuti realmente utili ed interessanti per gli utenti.

I forum specializzati e monotematici, le guide gratuite sul SEO, i libri e gli e-book dedicati all'ottimizzazione delle campagne Adwords, i corsi e le video-lezioni per un web marketing virale, nonché i CMS (come WordPress) ben ottimizzati rischiano di produrre del rumore fastidioso alla mission di un motore di ricerca: portare a galla i contenuti più attinenti alle keyword inserite per ogni singola ricerca.

Ma qualcuno si è mai chiesto se Google ami o meno tutte queste ottimizzazioni? Cosa farebbe per evitare che siti web con contenuti inutili ma ben ottimizzati possano occupare le prime posizioni a discapito dell'utente?

IL TEMPO e L'UOMO

Se lavorassi nella BigG, proporrei di dare maggior peso a quei fattori che a mio avviso sono difficilmente gestibili e falsificabili dai webmaster. Non è un caso se la maggior parte delle tecniche SEO si concentri sulla modifica e sull'ottimizzazione dei tag, delle immagini, dei link e dei contenuti, tutti elementi facilmente modellabili per avere un'ottimizzazione perfetta. Tra i tanti fattori esistenti, però, quello più complesso da controllare è sicuramente il tempo.

L'umanità ha sempre cercato un escamotage per ingannarlo, rallentarlo o manipolarlo: dalla mitica pietra filosofale che garantirebbe l'immortalità, alla macchina del tempo per viaggiare da un'epoca all'altra. Tuttavia, nonostante i computer ed Internet ne abbiano cambiato la percezione, il tempo rimane un elemento ancora difficilmente gestibile. Per questo Google avrebbe dato più peso alle variabili temporali.

PRINCIPI DI USABILITA'

Qualcuno potrebbe farmi notare che una delle regole fondamentali dell'usabilità nel web è la facilità e il raggiungimento dell'obiettivo nel minor tempo possibile e con pochi click (la famosa falsa-regola del “Three-click rule”). Sono convinto però che tale regola valga sempre e sempre varrà, anche per Google.

PERCHÈ ESISTE GOOGLE ANALYTICS


Calcolare il tempo medio di permanenza in un sito può voler dire provare a stimare numericamente quanto i contenuti presenti (testi, immagini, video, ecc...) siano piacevoli ed interessanti per una persona. Ma come potrebbe un algoritmo matematico, un software come quello di Google, quantificare e valutare il tempo trascorso e le azioni compiute in un sito web? Semplice! Raccogliendo più informazioni possibili con Google Analytics.

Per chi non lo conoscesse ancora, Google Analytics è uno strumento web offerto gratuitamente ai webmaster e volto a fornire delle statistiche complete e dettagliate sui propri siti web: il numero dei visitatori, le pagine viste, il tempo medio di permanenza, la provenienza, ecc... Ma il lo scopo principale per il quale Google investe tempo e risorse hardware per Analytics è, a mio avviso, quello di registrare quante più informazioni possibile (sapere=potere, n.d.r. ) sulle abitudini degli utenti durante la loro navigazione online. Dati statistici preziosissimi da elaborare e da riutilizzare per migliorare e perfezionare i suoi algoritmi di ricerca.

Nelle statistiche fornite da Analytics esiste - ed è pure messa in bella vista - la voce “tempo medio nel sito”: tale valore indica la durata media di una sessione all'interno di un sito web. Quel codice Javascript, nascosto nell'HTML ed inserito in calce ad ogni pagina dal webmaster, serve proprio a registrare le azioni degli utenti in una pagina, cosa che non sarebbe possibile conoscere con precisione e a distanza di ore con un semplice accesso di uno spider ad una pagina web.

Negli ultimi seminari proposti gratuitamente da BigG si è parlato molto della corretta installazione del codice di Analytics, segnalando anche siti terzi che provvedono ad effettuare delle scansioni su interi siti web per trovare pagine con il codice errato o assente. Questo rientrerebbe nell'intento di rifornire l'enorme database di dati che alimentano il motore più famoso al mondo.

COME INTERPRETARE I DATI

Ma come potrebbe Google interpretare e valutare i dati temporali registrati? Come sempre ogni valore sarebbe relativo e influenzato da altri elementi determinanti, atti a dare un senso a dei semplici numeri. Un tempo medio di permanenza relativamente basso potrebbe voler significare sia il raggiungimento dell'obiettivo (come trovare un numero di telefono), ma anche il passaggio da una pagina all'altra perché i contenuti sono inutili o in tradotti in un'altra lingua. Se al contrario il tempo registrato è alto, probabilmente l'utente avrà letto il testo presente oppure avrà messo in play il video incluso nella pagina (ricordiamo che Google ha acquistato Youtube nel 2006 e per tanto ha la possibilità di monitorare anche le interazioni con i video, n.d.r. ). La frequenza di rimbalzo (ovverosia la percentuale di utenti che abbandona subito il sito producendo un effetto rimbalzo) potrebbe avere sempre più un ruolo decisivo nel determinare la graduatoria dei risultati di Google.

COSA CAMBIERA' NEL SEO?

Credo che Google abbia già spostato la sua attenzione sul tempo come elemento di valutazione. Ma come ci si dovrà comportare affinché i propri siti web siano ben visti da Google? Semplicemente focalizzando l'attenzione sulla progettazione di pagine web fatte per gli utenti, senza trucchi e metatag. Nulla di nuovo, insomma. Chi non ha installato Google Analytics sul proprio sito web sarà penalizzato? Non credo ma vedrà i propri concorrenti “dal basso” semplicemente perché di questi Google avrà più informazioni per valutarne la bontà dei contenuti.



@darutigliano

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Daniele Rutigliano

Amministratore della web agency Aproweb. Autore dei libri "E-commerce vincente" e "Magento" per Hoepli. È docente presso la School of Management dell'Università LUM e conta più di 500 ore di formazione in aula.
E-mail: rutigliano@aproweb.it
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